Una bici per ogni stagione

 

Conoscete la mitica leggenda di Edipo? No? Bene, allora se mi date un po’ d’attenzione ve la racconto io in due parole.

Edipo, figlio di Laio re della Beozia , fu abbandonato dal padre in un bosco alle mercé delle fiere perché un oracolo, prima che lui nascesse, gli aveva preannunciato la morte per le mani del suo stesso figlio.

Quest’ultimo fu trovato e raccolto da un pastore e consegnato a Pòlibo, re di Corinto, che lo adottò.

Si narra che una volta cresciuto, mentre triste e pensieroso camminava per la lunga strada che menava da Delfi a Tebe, ad un crocevia incontrò un cocchio sul quale stava un vecchio dall’aspetto regale, circondato da molti seguaci. Uno di questi gli ordinò di far largo e di tirarsi da parte per far passare il carro del re. Edipo si allontanò un poco, ma un cavallo del cocchio gli pestò un piede, ed il signore, dall'alto, lo colpi con la frusta. Accecato dall'ira, Edipo assalì il corteo ed uccise tutti, eccettuato un vecchio, il quale, tornato fortunosamente indietro, ebbe modo di raccontare di come la compagnia fosse stata assalita e decimata.

Il signore che guidava il carro, altri non era che il re Laio e quindi la profezia dell’oracolo si era avverata: il figlio,  inconsapevolmente, aveva ucciso il proprio padre.
Edipo intanto aveva continuato il suo cammino, e presto giunse a Tebe. Qui da tempo imperversava la Sfinge, un mostro alato, mezzo donna e mezzo leone, il quale proponeva un indovinello a chiunque gli passasse davanti, ed uccideva senza pietà quanti non sapessero risolverlo per poi divorarli.

Nessuno fino allora aveva trovato la giusta risposta, e molti, giovani e vecchi, nobili e plebei, erano caduti sotto le unghie della fiera. Appena si sparse in città la notizia dell'uccisione di Laio, il popolo, ormai senza la guida del proprio sovrano, decretò che chi avesse vinto la Sfinge e spiegato l'enigma avrebbe ottenuto il trono di Tebe e sposato la regina rimasta vedova.
Edipo si presentò alla Sfinge, che propose anche a lui l'enigma: «C'è un animale che ha una voce sola e sulla terra cammina la mattina con quattro, di giorno con due e la sera con tre piedi. Esso solo cambia aspetto fra tutti gli esseri viventi che camminano sulla terra, volano nell'aria e nuotano nel mare e quando cammina appoggiandosi col maggior numero di piedi, allora è minore la sua forza.»
Edipo rispose immediatamente: «Tu dicesti l'uomo, che quando nasce cammina carponi con quattro piedi; quando è più forte e vigoroso soltanto su due, ed avvicinandosi alla vecchiaia si sorregge sul bastone che è per lui come un terzo piede».
Era dunque spiegato in tal modo l'enigma e la Sfinge si uccise.

Così, da tempo immemorabile, il mito di Edipo e la Sfinge simboleggia lo svolgersi delle stagioni della vita e la fatalità che a volte sembra guidare i destini degli uomini e contro la quale l'uomo, spesso, è impotente a lottare.

Proprio a questo punto, col mio racconto, ragazzi, volevo portarvi e mi pare logico considerare come la cosa riguardi da vicino anche noi che pratichiamo il ciclismo.

Questo sport, a dar retta al mito di Edipo, sebbene sia una delle attività che più delle altre, se opportunamente graduata, permette il massimo di longevità nel suo esercizio, va trattato in maniera differenziata secondo le diverse fasi della vita.

Dobbiamo, in pratica, avere la sensibilità, l’intelligenza e la cautela necessarie ad adeguare  questa nostra attività, così come il mito anzidetto sembra suggerire, in accordo ai ritmi prestabiliti dalla nostra stessa natura.

Inutile a quarant’anni cercare di emulare un giovane di venti, né tanto meno a sessanta primavere e passa, correre dietro o cercare di contrastare gli allunghi di un quarantenne.

L’accettazione di questa semplicissima regola, se da una parte non può impedire ciò che il mito di Edipo sembra suggerire, e cioè che la vita è un cerchio ineluttabile con un esito scontato, d’altra parte però certamente può servire almeno a combattere ed allontanare gli spettri che incombono sul nostro destino.

Per esempio, è ormai certo, almeno stando a seri studi di carattere epidemiologico recentemente condotti, che a fronte di frequenze cardiache basali più basse corrisponde generalmente una maggiore attesa di vita.

La differenza di longevità fra un elefante, che gode di una frequenza cardiaca di circa trenta battiti al minuto, rispetto a quella di un topo, che l’ha di gran lunga più elevata, sembrerebbe empiricamente dimostrarlo.

Praticando in modo sensato e misurato il ciclismo in accordo alla propria età anagrafica, non solo si otterrà un abbassamento sensibile di tale frequenza cardiaca, ma tutta la salute sia cardiovascolare che generale non potrà che trarne beneficio.

Salute fisica ed anche salute mentale, naturalmente. Il ciclismo nella sua pratica costante, purché sempre condotta rispettando la propria appartenenza ad una determinata stagione della propria esistenza, è un’attività utilissima anche per la nostra mente la quale, in tal modo, è portata a scaricare le tensioni accumulate durante la vita quotidiana.

Anche il mezzo del quale ci serviamo, visto come  appendice viva del nostro corpo, soggiace alla stessa regola; così ci sarà una bicicletta adatta alla nostra giovinezza, caratterizzata da un molto accentuato scarto sella-manubrio, quasi sicuramente d’alluminio, rigida ed un poco scomoda, ma proprio per tale ragione scattante e nervosa.

Poi ci sarà quella della nostra maturità, quella della ricerca delle prestazioni, da sfoggiare come simbolo del raggiungimento di un certo stato economico e sociale, adatta o adattabile a tutte le occasioni, certamente dotata di una maggiore comodità: io la definirei  la “bici eclettica”.

E finalmente quella della nostra…ho quasi paura a dirlo, vecchiaia, quella cioè che non concede nulla al compromesso: deve essere innanzitutto comoda, le articolazioni sono sempre meno elastiche.

Ma se ciclismo deve essere, lo deve essere a tutti i costi!

Ho visto coi miei occhi veterani ormai incapaci di piegarsi, guidare biciclette con la piega manubrio rivolta all’insù. L’irriducibilità di chi sente la bicicletta come insostituibile compagna della propria esistenza.

E nella stagione del Paradiso, cosa succederà? Probabilmente tutti continueremo ad andare in bicicletta, ma con che tipo non so dirvi. Nessuno è ancora mai sceso a rivelarmi niente in proposito.

 

                                                                                                          Lo Scozzese