Carnevale

 

“…e poi Pasqua Befanìa tutte le feste se porta via”.

I bagordi delle festività natalizie sono ormai lontani e lontana è anche la Befana; per quest’anno c’è sfuggita (non so se avete letto qualche tempo fa su questo stesso sito “Caccia alla Befana”), e di botto siamo piombati nel Carnevale, quel lasso di tempo che va dall’Epifania alla Quaresima nel quale  la tradizione colloca quel periodo magico nel quale è consentito far baldoria e dimenticarsi dei problemi che la vita ogni giorno ci propone.

Tradizione cristiana, ma origini che si perdono, come spesso accade per molti dei nostri costumi, nella notte dei tempi. D’altra parte è evidente come nelle caratteristiche del Carnevale coesistano elementi prettamente legati alla storia del cristianesimo ed altri, atavici, di carattere pagano.

E’ la stessa etimologia del termine Carnevale a confermarcelo.

Sembra che, sebbene d’origine incerta, questa parola possa essere fatta risalire al basso latino “carne-levamen”, togliere la carne, che una trasposizione del secondo termine ha portato col tempo, anche per una certa analogia con l’espressione latina “vale”, e cioè addio, a diventare “carne-valem”. Originariamente infatti, e questo è un fatto assai curioso, la tradizione voleva, contrariamente a quanto accade oggi, che durante questo periodo non fosse concesso mangiare carne come atto preparatorio al momento di completa astinenza della Quaresima.

I termini latino-medioevalicarnem-laxare”, dal quale carnasciale o carnascialesco equivalenti a carnevale e carnevalesco, o anche “carnem-levare” mantengono lo stesso senso

Per quanto poi attiene alle origini pagane, c’è da dire che, secondo testimonianze storiche, apprendiamo che le maschere erano utilizzate dall'uomo fin dal Paleolitico, quando gli stregoni, durante riti magici e propiziatori, indossavano costumi adornati di piume e sonagli ed assumevano aspetti terrificanti grazie a maschere dipinte, nell'intento di scacciare gli spiriti maligni.

Ma è soprattutto nel mondo romano, dove si svolgevano feste in onore degli dei, che possiamo ritrovare le origini del nostro Carnevale.

Allora, per esempio, i festeggiamenti in onore di Bacco, detti baccanali, si svolgevano lungo le strade della città fra fiumi di vino e manifestazioni danzanti e prevedevano già l’uso di maschere.

Sempre nella città eterna, in marzo ed in dicembre era poi la volta dei Saturnali, le feste sacre a Saturno, padre degli dei, che si svolgevano nell'arco di circa sette giorni durante i quali gli schiavi diventavano padroni e viceversa, dove il "Re della Festa", eletto dal popolo, organizzava i giochi nelle piazze, e dove negli spettacoli i gladiatori intrattenevano il pubblico.

Ai Saturnali si unirono le Opalia, in onore della dea Ope moglie di Saturno, e le Sigillaria, in onore di Giano e Strenia. Infine, in ricordo della lupa che allattò Romolo e Remo o, secondo alcuni, in onore del dio Pane, non possiamo non ricordare i Lupercali che erano considerate feste della fecondità celebrate, forse non a caso, nel mese di febbraio.

Pertanto potremmo dire che i festeggiamenti del Carnevale affondano le radici negli antichi riti pagani, in un periodo storico anteriore al Cristianesimo, dove il Carnevale era considerato anche una festa con forti valenze simboliche legate al mondo agricolo-pastorale, in quanto si celebrava la fine dell’anno vecchio e l’inizio del nuovo. Infatti anche attraverso una particolare cerimonia in maschera, si salutava la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, la quale, secondo le credenze popolari, dava vita ad un ciclo di stagione opulenta, feconda e fertile per la terra, assicurando ottimi raccolti.

Ad ogni modo è durante l’epoca Medioevale che il Carnevale assume delle connotazioni più precise. Il Carnevale medioevale, è stato definito dagli storici e sociologi come la “festa dei folli”; si attuavano festeggiamenti trasgressivi, baldorie senza limiti morali, si consumavano lauti pasti, ecc.  In seguito, nell’età della Controriforma, il Carnevale ha subito varie resistenze da parte della Chiesa e da parte dei diversi ordini religiosi. Oggi, fortunatamente, non più.

Ora vi starete chiedendo cosa c’entrino tutte queste menate col ciclismo. Immagino che vi aspettereste su questo sito, visto l’orientamento, argomentazioni più attinenti. Eppure, secondo me, attinenti lo sono senza dubbio; il nesso c’è, eccome!

Guardateli, i ciclisti, tutti, sono l’immagine e l’emblema stesso del Carnevale; basta vedere come vanno vestiti. Eternamente mascherati e perennemente gaudenti, vivono un Carnevale imperituro nel quale niente e nessuno sembra poter scalfire questo loro atteggiamento. Si, va bene, forse l’inverno viene a sopire un po’ questa loro caratteristica di festaioli, ma appena arriva il Carnevale, quello vero, rieccoli tutti pimpanti e vogliosi.

Le maschere, quelle della “commedia dell’arte” di tradizione seicentesca. Con un minimo di buona volontà le riconosciamo tutte all’interno del gruppo variegato che sfila allegro verso…Borgo Grappa.

All’arrivo Arlecchino, quello più ricco di vitalità, le gambe mulinanti senza sosta, vestito con una tuta multicolore della Mapei. Dietro a lui l’eterno compagno Brighella (senza un soldo nella scarsella): al caffè va sempre a scrocco, di lui o degli altri, non ha importanza. Pantalone, piuttosto avanti con gli anni, avaro come non mai, con le saccoccie a ciammaruca, si direbbe dalle nostre parti, s’imbuca al suo seguito e gli fa sempre buona compagnia. Balanzone, corpulento e sapientone è personaggio caratteristico di un altrettanto caratteristico gruppo di Nettuno (Bike). Meneghino, l’ingegnere di Milano, di componenti, di tecnica e di meccanica della bici sa tutto, più di tutto e più di tutti. Gianduia, sempre con le mani nelle tasche a tirare fuori qualcosa (di dolce) da mettere sotto i denti, gli zuccheri vanno sempre reintegrati. Stenterello e Rugantino sono quelli più spiritosi e salaci che provocano sempre l’ilarità del gruppo. Poi ci sono Rosaura e Colombina, assolutamente ed inequivocabilmente distinguibili; si tratta solo di decidere chi delle due è Rosaura e chi, di conseguenza, Colombina.

E per finire Pulcinella, il più furbo ed opportunista, con la mascherina o senza, non puoi sbagliarti; cercalo fra i succhia-ruote. Vero o no?

 

                                                                                              Lo Scozzese